«In quel momento ho perso la testa, ero arrabbiato. Mi sono sentito abbandonato, era quasi Pasqua ed io ero da solo». Con voce spezzata e le lacrime agli occhi, Vincenzo Visaggi, pensionato di Mariotto, ha ricostruito davanti alla Corte d’Assise di Bari le fasi dell’omicidio della moglie Lucia Chiapperini, uccisa il 18 aprile scorso con 47 colpi di forbici nel bagno della loro abitazione. L’uomo, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, è stato ascoltato dopo la deposizione di due dei tre figli, che hanno riferito di frequenti litigi in famiglia, spesso legati a questioni ereditarie.
Durante l’udienza, durata circa un’ora, il presidente del collegio giudicante Sergio Di Paola ha invitato l’imputato a deporre per valutare la richiesta del difensore Francesco Antonio Bonasia di disporre una perizia psichiatrica, proposta a cui si è opposta la pm Angela Morea, titolare delle indagini, ritenendola non supportata da precedenti valutazioni.
Nel suo racconto, Visaggi ha spiegato di aver vissuto un periodo di isolamento e smarrimento dopo che la moglie si era allontanata da casa. «Mi volevo confessare e dire che non volevo stare più in famiglia. Avrei dato ai frati la mia pensione. Ma trovai la chiesa chiusa e tornai a casa», ha riferito ai giudici, aggiungendo di aver tentato di contattare i figli senza ricevere ascolto.
Alla figlia, secondo quanto ha detto, avrebbe confidato: «Mi voglio uccidere, mi sento abbandonato». Poi, il giorno dell’omicidio, la moglie era tornata a casa e lui l’aveva aggredita: prima un pugno, poi la violenza cieca con un paio di forbici da parrucchiere trovate sul lavandino. «Mi sono perduto, mi vergogno per quello che ho fatto. La testa mi ha abbandonato, il diavolo me le ha fatte trovare», ha dichiarato in aula.
Dopo aver colpito la donna, avrebbe tentato di togliersi la vita con le stesse forbici, aspettando la morte sul letto nuziale, ma poi chiamò i carabinieri confessando il delitto. La pm Morea, nel controesame, gli ha ricordato un post pubblicato su Facebook il giorno prima del delitto: “Le persone e le scarpe vanno trattate allo stesso modo: quando fanno male te ne devi liberare”.
L’uomo ha ammesso di averlo scritto, ma ha sostenuto che non fosse riferito alla moglie. La Corte si pronuncerà il 16 dicembre sulla richiesta di perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto.
















