Ancora rifiuti all’interno del sito e, perciò, ulteriori tre mesi di divieto di emungimento e utilizzo a scopo agricolo e domestico delle acque provenienti dai pozzi presenti nell’area circostante l’impianto di proprietà della società «Ecoambiente» nel raggio di un chilometro. A partire dal 27 agosto.
Non belle notizie arrivano dalla ex discarica situata in contrada Torre d’Agera, dove resta altissima l’attenzione e le misure precauzionali per una questione ambientale (ri)scoppiata con forza negli ultimi tre anni. La proroga, la terza da febbraio 2025, è stata decisa dal sindaco Francesco Paolo Ricci con un provvedimento di giovedì e dal quale emergono anche i risultati sulle attività svolte all’interno dell’ex discarica. La genesi del divieto è di un anno e mezzo fa, allorchè da Palazzo Gentile scelgono di muoversi in tale direzione in via precauzionale per tutelare l’igiene e la salute pubblica, sulla base delle attività di monitoraggio concordate tra il Dipartimento provinciale di Bari dell’Arpa e il Servizio di Igiene e sanità pubblica della Asl Bari.
Nel frattempo, il Comune ha avviato le misure di messa in sicurezza di emergenza (Mise) sull’impianto, in attuazione dell’ordinanza della Città metropolitana del novembre di due anni fa. Tra gli interventi realizzati, l’estrazione e lo smaltimento del percolato da parte di una società brindisina, iniziate a settembre dello scorso anno e completate a giugno. A destare preoccupazione sono proprio le conclusioni contenute nel report finale del servizio, acquisite due settimane fa. Secondo quanto riportato nel documento, i tre pozzi di estrazione del percolato monitorati hanno evidenziato una ricarica costante, apparentemente non collegata all’andamento delle precipitazioni, ma riconducibile alla quantità di rifiuti ancora presente nelle aree interessate. La campagna di campionamento effettuata sui piezometri interni al corpo della discarica avrebbe confermato, inoltre, il superamento diffuso dei limiti di legge per diversi contaminanti, senza evidenziare miglioramenti significativi rispetto ai dati del 2023, raccolti nell’ambito del Piano di caratterizzazione.
Alla luce di questi risultati, il quadro resta quindi sotto osservazione. La prosecuzione delle attività di monitoraggio e degli interventi di messa in sicurezza sarà determinante per comprendere l’evoluzione della situazione e valutare, in futuro, se sussistano le condizioni per modificare o revocare le misure precauzionali attualmente in vigore.
















