La mancata inclusione dell’ex discarica nel programma di liquidazione non avrebbe comunque sollevato la curatela fallimentare di Ecoambiente dalle proprie responsabilità per i danni ambientali provocati dall’impianto. La messa in sicurezza d’emergenza del sito di via Torre d’Agera a Bitonto rientrava dunque, nonostante la rinuncia all’acquisizione del bene approvata pochi mesi prima della conferenza di servizi, anche tra i suoi obblighi.
Secondo il Tar Puglia, la Città Metropolitana di Bari avrebbe legittimamente potuto pretendere che i curatori fallimentari, nominati nel 2023, si facessero carico sin da subito degli interventi ambientali necessari. In alternativa, avrebbero quantomeno dovuto avviare entro il termine di sette giorni imposto le misure di contenimento del danno, peraltro mai contestato dagli stessi soggetti intimati.
I giudici amministrativi hanno quindi rigettato il ricorso presentato per l’annullamento del provvedimento adottato da via Spalato nel novembre 2024.
La sentenza, che dà ragione all’ex Provincia e ai resistenti Comune di Bitonto e ARPA Puglia, chiarisce come la ricorrente possa essere considerata responsabile dell’inquinamento delle acque sotterranee, nonostante il limitato periodo di detenzione dell’ex discarica.
Dalle attività di caratterizzazione ambientale, concluse nell’aprile 2024 dal Comune — nonostante i tentativi di ostacolarle da parte della società proprietaria — è emerso infatti che il percolato, ovvero il liquido prodotto dai rifiuti conferiti nella cosiddetta discarica Matarrese dagli anni Novanta fino alla chiusura forzata nei primi anni Duemila, sarebbe migrato nella falda, determinandone la contaminazione.
Un danno ambientale sul quale sono tuttora in corso accertamenti, anche a seguito della denuncia presentata da Palazzo Gentile nel 2024. In base al principio comunitario del “chi inquina paga”, della contaminazione avrebbero dovuto rispondere proprietari, gestori e tutti i detentori del sito, compresi quelli precedenti.
Su questi soggetti il Comune di Bitonto potrà ora rivalersi, sia per il recupero delle spese sostenute per la caratterizzazione, sia per quelle relative alla messa in sicurezza d’emergenza. In considerazione della mancata collaborazione di Ecoambiente e in attesa degli interventi di chiusura e bonifica di competenza regionale, l’amministrazione comunale sta infatti procedendo con operazioni di estrazione del percolato.

















