Operaio, ma con un’anima da leone.
Promette d’essere tale il Bitonto, che sarà ai nastri di partenza del prossimo campionato di Eccellenza pugliese.
E, in fondo, con tali peculiarità non potrà che inscriversi alla perfezione nella tradizione neroverde. Però, anche questa estate si è rivelata torrida e travagliata. Col nodo «Città degli Ulivi» che proprio non voleva sciogliersi e le inevitabile incognite legate ad esso.
La presenza del sindaco Francesco Paolo Ricci prima della conferenza stampa ha rassicurato ulteriormente il club sul fatto che la struttura (omologata per 2505 spettatori) sarà pienamente fruibili per i match ufficiali, a partire dalla Coppa Italia di fine agosto.
«Tutti sanno le vicissitudini che abbiamo vissuti in questi anni – comincia a raccontare il presidente Antonello Orlino -, persino negli ultimi due mesi, inclusi alcuni confronti col sindaco, persino due giorni fa. Eravamo indecisi se mollare o ripartire. Abbiamo lasciato nelle mani del primo cittadino il titolo, che nessuno ha rilevato. E, ora, avendo incassato il parere favorevole della commissione Vigilanza Pubblico Spettacolo, abbiamo deciso di fare un ulteriore sacrificio».
Tante società si stanno già muovendo sul mercato, le big si vanno pian piano delineando, e i neroverdi? «Sì, siamo in ritardo – prosegue il numero uno -, siamo quasi abituati a farlo, verrebbe da dire. Ma avevamo il dovere di chiarire la nostra posizione, dettata dalla situazione stadio. Ringrazio tutti i protagonisti della salvezza della scorsa stagione, in cui abbiamo rischiato poco o nulla, mister Zinfollino e lo staff tecnico, il ds Morgese e i giocatori tutti. Ora, dobbiamo capire quale sarà la nostra condizione, sarà un altro anno di sacrifici, con una base più solida, avendo finalmente il campo a disposizione».
«Ritengo che sarà un anno ancora più complicato – osserva il vicepresidente Giovanni Brindicci -, non più sotto l’aspetto logistico, ma perché bisognerà dimostrare di meritare questo stadio, dopo tanti anni di lontananza e di nomadismo. Dispiace partire con l’handicap, ma assicuro ai tifosi che il nostro silenzio è stato costruttivo non caratterizzato dall’immobilismo Lavoriamo anche di notte per risolvere le problematiche, stiamo facendo i salti mortali, dal momento che è il quarto atto d’amore consecutivo nei confronti di Bitonto. Dobbiamo tornare ad essere tutti uniti, in simbiosi perfetta fra società, sostenitori, imprenditori e la città tutta».
Direttore dell’area tecnica sarà l’ex calciatore professionista Antonio Bellavista: «Anche per me sarà un anno di rilancio. Siamo stati ad un soffio dall’abbandonare, ma l’amore e la passione ci hanno spinti a continuare. Faccio solo notare che Bitonto ha un tessuto imprenditoriale ed economico importante, cinquanta imprenditori con una cifra neppure spropositata potrebbero garantire un campionato di ottimo livello, per questo le porte del club restano aperte a chiunque voglia collaborare».
Di concerto con il nuovo direttore sportivo Marco Pizzulli («uno che conosce bene la categoria», lo incorona l’ex capitano biancorosso), poi, ha annunciato la firma di quattro elementi di gran valore: il fuoriclasse fra i pali Vincenzo Cozzella, il talento di casa Samuele Demichele, il metronomo di centrocampo Gabriel Cutrone e il baluardo argentino Federico Raùl Delgado.

Per la panchina – a proposito, per 20mila euro arriveranno sull’erta di via Megra quelle incredibilmente dimenticate nel progetto iniziale, insieme alle panche per via del Petto – trattative ben avviate con Francesco Modesto, artefice di una permanenza eroica due stagioni orsono. Potrebbero rivestire la casacca neroverde pure capitan Loris Palazzo e il jolly Vito Lacassia, da Barletta potrebbe giungere lo junior Giuseppe Venanzio.

«Adesso che abbiamo a disposizione la vetrina, potremo tirare fuori le idee che avevamo chiuso nei cassetti, avviando una campagna abbonamenti con iniziative speciali per i primi che li sottoscriveranno, coinvolgeremo le scuole calcio e gli istituti scolastici. Ci aspettiamo entusiasmo e vicinanza, dopo un quadriennio di sofferenze», conclude Domenico Lisi, il quarto componente di questa minicordata di impavidi soci.
















