C’è stato un momento, durante la serata di commemorazione dedicata ad Anna Rosa Tarantino, in cui il tempo si è fermato.
Non per il silenzio, ma per una voce.
Una voce immaginata, eppure incredibilmente reale.
È quella che Angela Aniello, docente e scrittrice, ha affidato a una lettera letta da una studentessa della scuola media “Sylos”, dando corpo e parole a ciò che in molti sentono da anni: la presenza discreta di Anna Rosa, ancora accanto alla sua città.
“Vi parlo oggi non con la voce che usavo per chiedere un etto di pane, ma con la voce che il cuore non smette mai di avere: quella dell’amore incondizionato”, recita uno dei passaggi più intensi del testo. Una frase che ha attraversato la piazza come un respiro collettivo.
La lettera immagina Anna Rosa osservare la marcia, riconoscere i passi dei cittadini sulle pietre antiche del centro storico, sentirsi parte di quella comunità che per troppo tempo ha convissuto con l’ombra. Non c’è accusa, non c’è retorica: c’è uno sguardo mite e fermo, quello di chi “non faceva rumore, ma vedeva tutto”.
Il cuore del testo è un dialogo con la città. Con i bambini e i ragazzi, innanzitutto:
“Non permettete a nessuno di rubarvi la gioia, né di convincervi che la violenza sia forza. La vera forza è la gentilezza”. Un messaggio semplice, diretto, affidato a una voce giovane che lo ha restituito con compostezza e misura.
Ma la lettera parla anche agli adulti, ai genitori, ai nonni, agli educatori. Li chiama alla responsabilità quotidiana, lontano dagli slogan:
“Ogni occhio chiuso, ogni sussurro taciuto è una piccola lapide sulla dignità di Bitonto”.
Non è una richiesta di eroismo. È una richiesta di presenza.
Di non abituarsi al dolore. Di non considerare normale ciò che normale non è.
“Non voglio essere solo il ricordo di una tragedia”, dice ancora la voce di Anna Rosa. “Voglio essere la ragione per cui, d’ora in avanti, ognuno si chiederà: oggi, io, cosa ho fatto per la legalità?”
Nel finale, il testo si fa carezza. Non promessa di riscatto facile, ma invito a camminare insieme, “con la testa alta e il cuore caldo”.
Non una santificazione, ma una restituzione: di dignità, di memoria, di senso.
In quella lettera, letta dalla studentessa Valentina, c’era forse il segno più autentico della serata: il passaggio di un testimone fragile e prezioso.
Perché ricordare Anna Rosa Tarantino non significa solo guardare indietro, ma scegliere, ogni giorno, da che parte stare.

















