Mandorleti saccheggiati e frutteti devastati. In Puglia è emergenza per l’invasione dei pappagalli verdi, in particolare del parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus), specie aliena in forte espansione che si nutre di frutta e specialmente di mandorle, coltura già in crisi per colpa dei mutamenti climatici.
A seguito delle numerose segnalazioni di Coldiretti, la Regione Puglia e l’Università degli Studi di Bari hanno avviato un progetto ufficiale di monitoraggio e gestione della specie. Fine dell’iniziativa è mappare la presenza dei pappagalli, raccogliere adeguati dati scientifici e definire un piano di contenimento basato sulle migliori pratiche internazionali.
Per Coldiretti, i parrocchetti si sono rapidamente diffusi in Bari, Bitonto, Palo del Colle, Bisceglie, Palese, Giovinazzo, Santo Spirito, Bitetto, Binetto, Grumo Appula fino all’Alta Murgia, costruendo nidi “multifamiliari” e riproducendosi molto rapidamente. Rompono il guscio delle mandorle e mangiano il frutto, lasciando sui rami solamente resti danneggiati e inutilizzabili.
La Puglia è la seconda regione in Italia per produzione di mandorle con 19428 ettari coltivati (35% del totale nazionale) e 264670 quintali prodotti, di cui il 63% nell’Area Metropolitana di Bari. I pappagalli mettono a rischio un comparto strategico dell’agroalimentare pugliese. Il progetto regionale coinvolge la Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali e il Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Bari, che effettuerà il censimento delle popolazioni, elaborerà linee guida per il controllo numerico e diffonderà i risultati a cittadini, agricoltori e amministratori.
«Il nostro obiettivo è realizzare un sistema di gestione efficace e sostenibile, anche coinvolgendo direttamente i cittadini» spiega il professor Giuseppe Corriero. Il problema si somma ad altre criticità denunciate da Coldiretti: gli storni, ormai stanziali, che distruggono fino al 60% delle olive; il granchio blu, che devasta la pesca lungo le coste adriatiche e ioniche; i cinghiali, lupi, cani inselvatichiti, lepri e cormorani, che causano un danno complessivo di oltre 30 milioni di euro all’anno all’agricoltura e all’acquacoltura regionale.
Con il progetto sul parrocchetto monaco, la Puglia tenta dunque di prevenire un’ulteriore perdita economica e di proteggere biodiversità ed ecosistemi, in un contesto in cui la tropicalizzazione del clima favorisce la proliferazione di specie invasive difficili da contenere.
















