Una redazione che non è solo luogo di lavoro, ma presidio culturale, spazio di incontro, casa delle parole. È questo il senso più profondo dell’inaugurazione della nuova sede del “da Bitonto”, aperta in Corte Trento, nel cuore del centro storico, a pochi passi dall’Arco Pinto. Un ritorno alle radici e, insieme, un passo deciso verso il futuro.
All’evento hanno preso parte consiglieri comunali, assessori, rappresentanti istituzionali, giornalisti e numerosi cittadini, a testimonianza di un legame che negli anni non si è mai interrotto: quello tra il giornale e la sua comunità.
Ad aprire l’incontro, i saluti istituzionali del sindaco Francesco Paolo Ricci, che ha voluto sottolineare il valore storico e civile della testata: «Il “da Bitonto” è parte della memoria viva di questa città. Qui si è raccontata la crescita di Bitonto, le sue ferite e le sue rinascite. Aprire una redazione nel centro storico significa restituire centralità alla parola, all’ascolto, alla presenza».
Ricci ha ricordato come anche lui, nel tempo, abbia scritto sulle pagine del giornale, definendolo «uno spazio libero e plurale, capace di tenere insieme identità e confronto».
Un concetto ripreso da Piero Ricci, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha parlato del da Bitonto come di una “palestra di scrittura e cittadinanza”: «Questo giornale nasce come luogo aperto, scritto dai cittadini prima ancora che letto. Una sorta di piazza pubblica ante litteram, dove il giornalismo non si limita a raccontare il fatto, ma prova a spiegarne il perché».
Sulla funzione dell’informazione locale si è soffermato anche Pietro Petruzzelli, assessore del Comune di Bari: «La comunicazione oggi è rapida, spesso travolge. Il ruolo di un periodico, invece, è quello di rallentare, entrare nel merito, offrire strumenti di lettura critica. È così che si costruisce un’informazione consapevole, non evanescente».
Ampio spazio è stato dedicato al valore della memoria, tema centrale negli interventi di Giovanni Procacci, presidente della Fondazione Giovanni XXIII: «La città non è fatta solo di strade e palazzi, ma di persone, storie, ricordi. “DaBitonto” ha saputo custodire tutto questo. È uno specchio in cui la comunità ha imparato a guardarsi».
Procacci ha ricordato la figura di Franco Amendolagine, fondatore della testata, «giornalista innamorato di Bitonto», capace di rendere il giornale «la casa di tutti, anche di chi la pensava diversamente».
Sul valore simbolico della nuova sede è intervenuto anche Valentino Losito, già presidente dell’Ordine dei Giornalisti e oggi alla guida dell’Università della Terza Età: «C’è qualcosa di nuovo e qualcosa di antico in questa inaugurazione. Nuove sono le frontiere dell’informazione, antiche – nel senso più nobile – sono le radici di questo giornale. E senza radici non si porta frutto». Nel suo intervento, Losito ha richiamato l’importanza di una redazione fisica nel tempo della disintermediazione: «Un luogo reale, fatto di volti e ascolto, è oggi un presidio di civiltà».
A chiudere la serata, il direttore Mario Sicolo che, ha ringraziato l’editore Alessandro Intini sottolineando come il nuovo progetto di “redazione aperta”, ideato da Intini e Tiziana Brandi sia: «Non solo una sede. Ma è uno spazio che si apre alla città, un laboratorio di idee, una palestra per i giovani, un luogo dove il giornalismo torna a essere incontro».
Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al fotografo Domenico Fioriello, autore delle immagini del Calendario 2026, presentato in anteprima: scorci di Bitonto, dettagli silenziosi, geometrie urbane che raccontano la città senza clamore.
Il calendario è stato curato nella grafica da Mimmo Ciocia e guidato nel design dall’editore Alessandro Intini.
Da oggi, da Bitonto non è soltanto un giornale. È una porta aperta nel centro storico, un luogo dove informazione, memoria e comunità tornano a camminare insieme.

















