Durante una visita culturale a Benevento, la famiglia bitontina Pilone — Alex, Christian, Chiara e Aldo — ha vissuto un’esperienza unica incontrando uno dei personaggi più illustri della città e d’Italia: il professor Mario Collarile. Questo incontro ha unito storia, arte, cultura e riflessioni sul vero valore della vita.
Mario Collarile è una figura di grande rilievo: ex Presidente del CONI provinciale di Benevento, Vicepresidente regionale del CONI Campania, docente universitario e autore di numerosi testi giuridici e letterari. Uno dei suoi libri “Il Terzo padre” è stato candidato al Premio Strega, il più importante riconoscimento letterario italiano. La sua carriera giuridica vanta casi di rilievo anche in Corte di Cassazione e a livello europeo.
Mentre la famiglia visitava il Museo del Sannio e i giardini della Basilica di Santa Sofia, Collarile si è avvicinato volontariamente per condividere la vera storia della città, iniziando dal mistero del “Maestro dei Draghi” del chiostro verde. Questi draghi, scolpiti in bassorilievo, hanno un significato profondo: simboleggiano la lotta eterna tra bene e male, ma anche la speranza di vittoria del bene, pur se sempre in equilibrio precario, simboleggiata dalle catene e dalle briglie.
La conversazione si è spostata sull’amore, inteso come impegno etico e affettivo. Collarile ha parlato delle “Tre A di Cristo” — Amore, Affetti, Amicizie — e del valore della famiglia come fondamento della società, riflettendo sull’importanza di assumersi responsabilità verso chi si ama.
Ha raccontato anche il caso giudiziario italiano di fama internazionale dei “separati in casa” di Benevento, negli anni ’90, in cui fu difensore. Una sentenza di grande impatto stabilì che, pur separati legalmente, i coniugi dovevano convivere temporaneamente sotto lo stesso tetto, finché non fosse venduta la casa coniugale. Questo caso sollevò importanti questioni sul diritto familiare e sulle difficoltà delle separazioni.
Proseguendo, Collarile ha portato la famiglia in Piazza Roma, dove ha indicato con emozione il balcone del Palazzo di Città, da cui fu trasmesso nel 1940 il discorso di Mussolini che annunciava l’entrata dell’Italia in guerra. Ha ricordato quel momento da bambino, quando avvertì il tremore della mano materna, causato dalla paura dell’inevitabile chiamata al fronte del padre.
Successivamente l’attenzione si è spostata sull’imponente obelisco egizio di Benevento, simbolo della città. Collarile ha raccontato la storia dell’imperatore Domiziano, devoto di Iside, che fece costruire il tempio e l’obelisco dopo essere scampato a un attentato in Egitto. Oggi l’obelisco è l’unico monumento al mondo a conservare il suo nome inciso nel granito con simboli di lunga vita.
La conversazione si è allargata anche alla lingua italiana, con riflessioni sulla perdita dei dialetti e sull’importanza di tutelare la ricchezza linguistica del Paese.
In un momento toccante, Collarile ha anche raccontato la sua battaglia contro un cancro, vinta da poco. Ha affermato che affrontare la malattia con coraggio e speranza è fondamentale e che “la vera cura è gioire e far gioire gli altri.” Ancora oggi partecipa come relatore a convegni medici, condividendo la sua esperienza.
Infine, ha rivolto parole di incoraggiamento ai giovani: “La loro curiosità e il loro impegno sono la speranza per un’Italia migliore. Li esorto a vivere con passione e a non perdere tempo, a essere migliori di me per cambiare il mondo!”
L’incontro si è concluso con la promessa di collaborare in ambito universitario con Alex per iniziative culturali e formative, portando avanti un progetto condiviso per la valorizzazione della cultura e dell’educazione.
Quella giornata a Benevento resterà nella memoria della famiglia Pilone come una lezione di storia, cultura e umanità, grazie a un uomo che con la sua passione e il suo sapere ha saputo rendere vivo il passato e alimentare la speranza nel futuro.
















