La Procura di Bari ha chiuso le indagini sul caso dei cosiddetti “conti spiati”, l’inchiesta che vede coinvolto Vincenzo Coviello, 54enne di Bitonto ed ex dipendente di Intesa Sanpaolo.
Il dato più semplice per capire la portata della vicenda è questo: secondo gli accertamenti interni della banca, sarebbero stati effettuati complessivamente 6.637 accessi ai dati di 3.572 clienti. Una parte di questi riguarda persone politicamente esposte e viene contestata separatamente nell’atto della Procura.
Coviello lavorava nel distaccamento di Bisceglie della filiale Agribusiness di Barletta di Intesa Sanpaolo. Secondo l’accusa avrebbe utilizzato le proprie credenziali per entrare nei sistemi della banca e consultare rapporti finanziari senza che ci fosse una ragione legata al suo lavoro.
Tra i nomi finiti nelle interrogazioni ci sono anche quelli del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del ministro Guido Crosetto, degli ex premier Mario Draghi e Matteo Renzi, oltre a diversi ministri, parlamentari ed ex esponenti delle istituzioni. Nell’elenco compaiono anche Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio, Carlo Calenda, Mara Carfagna, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Enrico Letta, Vittorio Sgarbi e l’allora governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
Per questa parte dell’inchiesta la Procura contesta anche il reato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato. In sostanza, secondo i magistrati, alcune delle informazioni acquisite attraverso quei controlli avrebbero dovuto restare segrete per il loro rilievo istituzionale.
C’è poi la parte più vasta dell’indagine. Tra febbraio 2022 e aprile 2024 sarebbero stati effettuati 6.573 accessi e interrogazioni abusivi in 460 giornate, riguardanti 3.541 clienti di 685 filiali Intesa Sanpaolo. Questi numeri non comprendono gli accessi ai personaggi politici, conteggiati separatamente.
La Procura contesta inoltre due episodi di rivelazione di segreto d’ufficio: in due occasioni, nell’aprile 2021 e nel marzo 2023, alcune informazioni bancarie sarebbero state fotografate e inviate tramite WhatsApp ad altre persone.
Tra le accuse c’è anche il trattamento illecito di dati personali. Per gli investigatori, le informazioni sarebbero state consultate e acquisite senza una finalità aziendale, provocando una lesione della riservatezza patrimoniale e personale dei clienti coinvolti.
Un passaggio va però chiarito: la chiusura delle indagini non significa condanna e neppure rinvio a giudizio automatico. Con l’avviso del cosiddetto “415 bis”, la Procura comunica semplicemente di aver terminato gli accertamenti. La difesa può ora presentare memorie e documenti, chiedere nuovi atti d’indagine oppure l’interrogatorio di Coviello. Solo dopo i magistrati decideranno come procedere.

















