L’associazione a delinquere resta, ma cade l’aggravante mafiosa. È questa, in sintesi, la decisione della Corte di Cassazione sul filone giudiziario legato all’operazione “Porta Robustina”, che ha colpito il clan Cipriano.
I giudici di legittimità hanno disposto un doppio annullamento limitatamente all’aggravante mafiosa nei confronti di Francesco Colasuonno (classe 1987) e Vito Rizzi, entrambi difesi dall’avvocato Damiano Somma, e di Giorgio Costa, assistito dai legali Quaranta e Noviello. Per tutti e tre è stato disposto un nuovo calcolo della pena, alla luce dell’esclusione della circostanza aggravante.
La pronuncia della Cassazione interviene su un impianto accusatorio che resta comunque in piedi nella sua struttura principale: viene confermata, infatti, la sussistenza dell’associazione a delinquere, ma senza il riconoscimento del metodo mafioso, con evidenti effetti sul trattamento sanzionatorio.
Novità anche per Felice Mongelli, difeso dall’avvocato Pino Giulitto. Per lui cade l’impostazione più grave: in primo grado gli era stato contestato il ruolo di organizzatore, ma la sua posizione è stata ridimensionata a quella di semplice partecipe.
La decisione della Cassazione si inserisce in un procedimento più ampio, già passato al vaglio della Corte d’Appello di Bari, che aveva confermato gran parte dell’impianto accusatorio del maxi blitz del luglio 2022, nato dopo gli omicidi di Anna Rosa Tarantino ed Edvin Sadiku.
Ora si apre una nuova fase, limitata alla rideterminazione delle pene per gli imputati interessati dall’annullamento dell’aggravante.
















