Sulla solitudine dell’arbitro ci ha donato una lezione, colta e profondamente umana, l’amico, giornalista e scrittore Valentino Losito nel recente libro dal titolo “Un uomo “solo” al comando“. Una condizione esistenziale che significa isolamento e insieme raccoglimento e meditazione.
Ora, superata una certa soglia federale, il direttore di gara confivide quello stato d’animo con due collaboratori, che potrebbero essere due amici, ma pure due sconosciuti, accomunati però da medesimo destino: governare una partita di calcio con saggezza ed equidistanza, facendo rispettare le regole senza mai prevaricare gli attori protagonisti. E cercando di sbagliare il meno possibile.
A condividere la sorte – fausta o infausta lo dirà sempre il campo – sono i celebri guardalinee, oggi assistenti o, comunque, ufficiali di gara, secondo pomposo lessico attuale.
Non certamente coloro che si sentono fin troppo osservati dall’occhio elettronico pseudoinfallibile del Var, che viviseziona ogni azione, ma quei ragazzi che nelle categorie inferiori al professionismo coltivano sogni e speranze ingollando polvere e mestizie, o collezionando soddisfazioni e gioie.
Perché sorvegliare la linea laterale, coadiuvare la “giacchetta nera” principale nella gestione del match, essere ognora tecnicamente e atleticamente in forma, perennemente in linea con l’ultimo difendente è arte raffinata e faticosa, tutt’altro che semplice.
Per questo, tanti complimenti sinceri al bitontino Luca Bernardi, approdato in Serie D, dopo aver aderito otto anni fa quando era ancora studente al corso tenuto dalla sezione di Molfetta, avendo l’intramontabile Franco Natilla per punto di riferimento, il promettente Dario Acquafredda per modello, il grande Vito Mastrodonato per ispirazione.
Centinaia di sfide dirette, la necessità di abbinare l’impegno lavorativo con la missione arbitrale, l’indimenticibile playoff di Palagiano, prova del nove ampiamente superata che lo ha proiettato nel quarto campionato italico: insomma, una carriera già ben nutrita.
Un altro meritevole concittadino, dunque, che si annuncia come degno erede dell’indimenticabile Tommaso Annese, capostipite dei garanti della legalità sul prato.
















