C’era una volta, tanto tempo fa, un calcio che viveva di emozioni vere e scavanti, di pugne omeriche su campi in terra riarsa, di sogni inseguiti a perdifiato e meraviglie inenarrabili, di rapporti anche ruvidi, ma leali, fra uomini veri.
Così, in questo eterno intreccio d’anime trafelate e pure, si creavano legami profondi e indissolubili. Che duravano per sempre.

Dunque, ieri, è giunto al capolinea il transito fugace, e pur lucentissimo, su questo globo di Gilberto Schino, barese 89enne e allenatore di altissima levatura (suoi allievi sono stati i celebri fratelli Loseto, i due Armenise, Frappampina e lo sventurato Pisicchio, per esempio).
In più di un’occasione, però, nella sua carriera onusta di gloria, il suo cammino si è incrociato con quello del Bitonto.
Innanzitutto, fra le sue guide che lo hanno iniziato al mondo del pallone, oltre all’inimitabile Tommaso Maestrelli, ecco quel Mario Sandron che è stato pure mitico nocchiere dei leoncelli.
Poi, addirittura, è stato al timone della squadra neroverde, all’alba degli Anni Ottanta del secolo scorso, senza paura di lanciare giovani di belle speranze.
Chi più di tutti ha condiviso le avventure in panchina è stato Nicola Molfetta, suo braccio destro fidato e affezionato, con lui fra i professionisti: “Ho perso un grande amico e fratello – si commuove -. Il carissimo Gilberto è stato un allenatore molto competente e capace ed anche un uomo bravissimo. Abbiamo allenato insieme sia nel settore giovanile del Bari, serie A e B, che nel Bitonto. Tanti sono i calciatori che sono cresciuti e si sono formati grazie ai suoi insegnamenti, molti hanno sfondato pure in massima serie“.
Si racconta che al termine di un match fra il Cerignola di Gilberto e il Bitonto di Nicola, vinto da quest’ultimo per 3-2, il condottiero cerignolano lasciò il prestigio dell’intervista post gara all’amico con umiltà che sapeva di grandezza. Storie d’un cuoio antico e stupendo…
Schino era propugnatore della cosiddetta “zona integrale” e di una sorta di “possesso palla” ante litteram e non è un caso che abbia collaborato pure con Enrico Catuzzi, altro innovatore del pallone tatticamente inteso.
“È stato un grande maestro di Calcio e di Vita. Ci ha insegnato ad avere educazione e rispetto degli avversari, sia in caso di vittoria sia in caso di sconfitta. Immenso, davvero“, è il ricordo sincero di Paolo Catucci, che dei leoni è stato bandiera autentica.

“Ho ricordi bellissimi del mister – schiude il suo prezioso scrigno di memorie e aneddoti il monumento Franco Massari -. È stato il mio primo allenatore, a 12 anni. Nel ’64-’65, mio padre, suo collega di lavoro alle Poste, mi portò alla Sibillano Bari e da allora è iniziata la mia carriera calcistica. Poi, l’ho scelsi come direttore tecnico e organizzativo all’Ambrosiana. Successivamente, da ds l’ho rivisto nella nostra città e sui campi di gioco quando allenava i galletti biancorossi. Aveva un modo di giocare molto moderno, un pioniere dell’innovazione strategica, quando si giocava prevalentemente a uomo“.
Infine, Mimmo Del Re, ex attaccante imperiale bitontino, ci dona un’immagine emblematica della grandezza del cuore di mister Gilberto Schino: “Non ho mai avuto l’onore e il piacere di essere allenato da lui, ma mi colpì molto vederlo ai funerali del compianto Nanuccio Naglieri, proprio come avrebbe fatto un padre con un figlio“…
















