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Buon Anno nuovo a tutti voi, cari lettori. E vogliate gradire “l’Alfabeto del 2013”

Parole, volti e personaggi dell'anno appena andato in soffitta. Tanto per non dimenticare...

Mario Sicolo by Mario Sicolo
31 Dicembre 2013
in Cronaca
Buon Anno nuovo a tutti voi, cari lettori. E vogliate gradire “l’Alfabeto del 2013”
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La Redazione augura a tutti voi cari, affezionati, indispensabili – persino quelli più critici – lettori uno splendido Duemilaquattordici.
Frattanto, vogliate gradire l’Alfabeto del Duemilatredici.
Tanto per non dimenticare… 

A come Abbaticchio.
Incontestabilmente giovane per anagrafe, per tanti è un mito, un eroe, un
semidio. Per altri, un burocrate permaloso e mentitore. La verità chissà dov’è.
Uno per sé, sicuramente, centomila per tutti gli altri. Di certo, nessuno non
è. E Pirandello Luigi da Girgenti redivivo resterebbe con un dubbio in più…

B/1 come Bitontino.
Per noi, l’uomo che si lancia per schermare i bambini dall’impatto col solito
scooter guidato da centauri scriteriati e protervi. Sull’asfalto, dopo l’incidente
tremendo, qualcuno giura d’aver visto qualche piuma d’ala…

B/2 come Bitontina. La
donna che trova per strada un portafogli rigonfio di banconote e – nonostante i
tempi di crisi che stiamo vivendo – corre a consegnarlo al commissariato, che
provvederà a restituirlo al legittimo proprietario. Onesta tanto da fare
arrossire tutti i disonesti…

C/1 come carezza. Lieve,
silenziosa, dolcissima. È quella che riserviamo a tutti i nostri concittadini
che nel corso dell’anno pur mo’ tramontato non ce l’hanno fatta e, nel tacito
boato della solitudine, hanno deciso di farla finita.
Più che la mano, è il
nostro stesso cuore a fargliela…

C/2 come Cariello Francesco. Ingegnere catapultato mercé una manciata di click dall’anonimato alla celebrità parlamentare, non ha la foga ciarliera del suo leader Grillo Giuseppe Piero detto Beppe da Genova.
Però, dopo aver preso le misure a Montecitorio – qualcuno malignando suggerirebbe “pure ai divani” -, sta intraprendendo battaglie significative, che hanno la dote rara d’essere condivisibili dalla gran parte degli italiani.
Non male l’onorevole pentastellato…

D come delinquenti.
Dicono siano pochi rispetto ai cittadini probi. Noi nella legge dei grandi
numeri non ci crediamo molto. Perché non è un buon bitontino anche quello che
lancia il pacchetto di sigarette vuoto per strada oppure chiude gli occhi
mentre stanno violentando le chianche…

E come essenziali.
Permettetemi la divagazione autoreferenziale, cari lettori. Così considero
tutti i miei collaboratori, sì, essenziali i giovani tigrotti che fanno la ciurma che
indegnamente dirigo. Ci sono sempre. Ve l’assicuro. E l’ora – di solito,
piccola, piccolissima – in cui mi arrivano le loro mail con gli articoli mi commuove sempre. Sono
giovani cronisti di gran vaglia, se non altro perché ci mettono ogni giorno il
miocardio…

F come film. I corti
poetici e bellissimi dell’onirico Vito Palmieri. I docufilm acuminati e
interroganti dell’impegnato Pippo Mezzapesa. L’inno alla fratellanza e al
dialogo multietnico che è l’Ameluk del vulcanico Mimmo Mancini, che ha cambiato
volto alla sempre dignitosa Mariotto.
Insomma, Bitonto succursale luminosa di Cinecittà…

G come Giuseppe. Si
chiamava così il vecchietto che amava leggere romanzi. Era amico di papà. Sempre
un saluto e poche, sincere parole, che io avevo piacevolmente ereditato.

Forse per un
problema di salute, era costretto a contare le ore dei suoi giorni sopra una
carrozzina, eppure continuava a sfogliare tomi.

E, sull’uscio del
suo basso, leggeva, leggeva, leggeva. Al posto degli occhi, aveva due stille di
cielo puro.

Finché un brutto
giorno non hanno serrato quel sottano.

Poi, qualche dì fa,
proprio lì, al principio di via Maggiore, dopo aver notato controcuore il suo
sorriso sopra un manifesto che raccontava il dolore dei suoi cari, ho rivisto
socchiusa la porticina grigio ottobre di quel basso a me ancora più caro.

Non so per quale
gioco misterioso, un soffio di vento muoveva appena i due lembi delle cortine, che,
piegandosi piano, somigliavano a due pagine tremule d’un libro…

H come la lettera che indica l’Ospedale. La nostra struttura ospedaliera è il monumento, triste ed
offensivo, all’incapacità dei bitontini di difendere quanto di buono la storia
aveva loro consegnato. Onore ai professionisti che strenuamente ancora ci
lavorano, ma un bacino d’utenza di 80 mila persone non può contare solo su un
poliambulatorio che funziona a macchia di leopardo.

I come ipocrisia. Nell’antica
Grecia
, “ipocriti” erano coloro che
indossavano una maschera e facevano gli attori. Simulavano, in pratica. Non ditemi
che non avete anche voi, cari lettori, certi giorni, l’impressione di vivere in
una mascherata, dove si finge persino il sentimento più nobile, l’amore…

L/1 come Luiso Vito.
Avete mai visto un colosso volare, per giunta con un franco sorriso spianato
sul volto?
Ecco a voi Vito Luiso, campione italiano di Taekwondo, dopo aver
battuto nientepopodimeno che l’olimpionico Carlo Molfetta. E scusate se è poco.
Ora, pensiamo che sia lui – che pure è misurato e rispettoso di tutti i suoi
avversari – a mancare alla manifestazione di Pierre de Frédy barone di Coubertin da Parigi...

L/2 come Luiso Mimì. Altro colosso. Della poesia, però. Capelli d’argento ed
alto alto per sfiorare prima il cielo, scriveva versi cesellati e fascinosi. Spirito
davvero libero come pochi, serbava sempre dentro di sé un’ironia corrosiva,
che, spesso, non faceva prigionieri. Prima di salutarci ci ha donato l’ultima
silloge di poesie “Di febbri e di parole”, edito Bastogi.
Ogni lirica, un tintinnio al cuore ed una riflessione che ti scava.
Chissà se riusciremo
mai a sdebitarci con lui…

M come movida. Le città
viciniori pressoché deserte e le strade del nostro borgo antico pullulanti di
fanciulli in cerca dello svago giusto, anche gastronomico, per la serata. Tanto
coraggio da parte dei giovani imprenditori e, soprattutto, l’occasione propizia
per sottrarre terreno alla malavita. Ma che la rinascita non sia solo decibel e
minigonne…

N come nozze. Le
più discusse, quelle tra la splendida Bianca Guaccero e il regista Dario Acocella. Galeotta fu la fiction “Capri” e chi la diresse.
Fatto salvo che ognuno è libero di sposarsi dove vuole, perché non riusciamo
manco ad essere orgogliosi di una ragazza bella e brava, che studia per migliorarsi
e che ad ogni piè sospinto ha fieramente rivendicato la sua bitontinità? Sicc…

O come Om Carrelli e Bridgestone.
Chiusure paventate, ridimensionamenti ipotizzati, cassa integrazione e
licenziamenti vari: due aziende storiche che rischiano di morire. 

Quando il padrone, che pensa unicamente al suo profitto,
gioca col destino degli operai. E dimentica che ad ognuno di loro corrisponde
una famiglia, con mogli e mariti, bambini e bambine. Non è giusto cancellare il
futuro a chi vorrebbe solo lavorare…

P come povertà. Mentre
nella sala consiliare si celebra il rito frusto e mesto dell’approvazione del
Bilancio – giuro, sono scene che vedo dal lontano ’88. Finiamola, vi prego –,
nell’androne Franco, assessore, si confida con Mimmo, consigliere.

Argomento che li fa crucciare: la
povertà.

Questo mostro a
mille teste sta ghermendo impietosamente tanti, troppi bitontini. E, pian
piano, tra le sue fauci ci stanno finendo insospettabili concittadini. Così, la
disperazione porta inevitabilmente alla rabbia.

Tutti e due,
sinceramente preoccupati, vorrebbero fare di più, ma sanno che è dura. Durissima.

Nell’emiciclo,
frattanto, si favoleggia di capitoli da leggere punto per punto e manfrine varie…

Q come quadrato. Quel
che spesso non si riesce a fare in questa città. Negli anni, abbiamo disperso
le nostre fonti di ricchezza ed ora siamo in affanno. Quando riusciremo a
diventare comunità?

R come rugby. I ragazzi
dell’Omnia sono ghignanti molossi che azzannano la preda e non la lasciano
finché non sputano l’anima. Poi, al termine della pugna, sorridenti s’abbracciano
con gli avversari, perché in fondo è solo un gioco. Però, che ne direste,
gladiatori invitti, di prestare un po’ di tenacia ai vostri colleghi pedatori?

S come silenzio. Per
l’abate Dinouart Joseph Antoine Toussaint da Amiens, era una virtù insigne. Per chi vede rubare un’auto o
rapinare un negozio e decide di tenere acqua in bocca è una colpa ancora più
grande di quella compiuta dai lestofanti in azione.

T come temporaneo. Doveva
essere così lo spartitraffico antistante Porta Baresana. Quel cordolo giallonero,
spesso, fa da minirecinto per rifiuti d’ogni sorta o concede asilo a stracchi
randagi, che si spaparanzano al sole. Noi non diciamo nulla. Lasciamo parola ad
un anziano che, l’altra mattina, mirando buste stracolme d’immondizia adagiate
in quello spazio circoscritto, esclamava: “Ma
che sckoif!
”.

U come Us Bitonto.
I leoncelli neroverdi di mister Muzio Di Venere – allenatore vero – stanno sbaragliando una concorrenza per la verità un po’
malconcia in questa stagione. Certo, il cammino della capolista nel girone A
della promozione è travolgente. Gesti apotropaici sono autorizzati, ma il
futuro appare più che roseo…   

V come valorizzazione.
È il sostantivo che, massime in campagna elettorale, accompagna il complemento
di specificazione “del Centro storico”. Noi continuiamo a sperare che non si tratti solo di una questione grammaticale…

 Z come zona 167. Periferia
che più “periferita” non c’è. Il comitato di cittadini perbene che s’impegnano
per la rinascita del quartiere afflitto da mille problemi è l’emblema della possibile palingenesi. Però, i politici si dessero una mossa e facessero qualcosa in più…

Tags: 2013bitontoBuon Anno Nuovovia pasquale tempesta
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