Vince Jannik Sinner. Battuto, nella finale disputatasi sull’erba di Wimbledon, Sasha Zverev, per tre sets a uno. È il quinto Slam per il tennista di San Candido, il quinto di una carriera che è già storia e che gli consente di tenere salda la vetta del ranking Atp. Ieri Sinner ha dimostrato di meritarla quella vetta solitaria, poiché ha vinto una partita che avrebbe potuto anche perdere, vista l’ottima prestazione di Sasha condensata nei primi due set equilibratissimi, finiti ovviamente al tie-break. E nulla avrebbe rubato, Zverev, vincendola, la finale, ieri. C’è però che Jannik ha imparato uno dei mestieri più difficili per un numero uno: l’umiltà (oltre alla capacità) di saper leggere la gara in prospettiva, dosando le energie e modulando la tattica; l’umiltà e la capacità, in definitiva, di leggersi dentro, introspettivamente. Non lo batti uno come Zverev ai livelli siderali di ieri, se non ti presti al gioco dell’umiltà. Devi, cioè, attendere quei due, massimo tre errori dell’avversario in tutta una gara, e trasformarli in set vinti, capitalizzando al massimo il minimo che ti si offre. È un lavoro certosino, tecnico e psicologico, appannaggio di pochi campioni nella storia. “Per questo sei il numero uno”, ammetteva Sasha, col sorriso sulle labbra, rivolgendosi a Jannik nell’intervista del dopo-partita, davanti ad un pubblico rispettosissimo del cerimoniale.
Sinner torna a vincere uno Slam proprio a Wimbledon, dove aveva vinto per la prima volta lo scorso anno. Oggi è difficile trovare parole adatte ad esprimere la rinnovata meraviglia per l’ingegno fecondo e l’immagine fascinatrice che evoca un ragazzo, un tennista che sta tenendo alta la reputazione di tutto lo sport italiano. Ma è il tennis, amici, il tennis italiano, che sta vivendo il suo “eroico” Risorgimento (no, non si esagera con la metafora…) e che si è messo alle spalle almeno quattro decenni di silenzioso anonimato. Oggi si conquistano le vette insperate, si vincono gli Slam e i tornei 1000, si alza al cielo la Davis e a volte pare che si arrivi in carrozza al traguardo del torneo che conta.
Come ieri. Ha vinto, ha rivinto Sinner, contro uno Zverev che mai più. Bravi tutti. È questo, in fondo, lo spot migliore, lo spettacolo più bello che il tennis sa offrire.
















