Nel giorno della festa della Repubblica celebriamo tre Re della pallacorda italiana: Berrettini, Cobolli e Arnaldi, (in)credibilmente giunti ai quarti di finale del Major parigino.
Tre personalità, tre racchette, tre modi di far capire al mondo quanto fulgido sia il bagliore di questa stagione del tennis italiano.
Sinner, monarca assoluto negli ultimi sei Masters 1000, non lascia il vuoto dietro di sé, uscendo esausto dal 2nd Round del Roland Garros. Lì, sul suo incontrastato trono, si mettono a guardia tre formidabili moschettieri che lottano con audacia impetuosa e nobiltà d’animo. I quarti a Parigi sono sempre ostici per tutti, ma qui ci si arriva bene, nella settimana meteorologicamente più clemente delle due dello Slam.
Matteo Berrettini “vendica” Sinner, da par suo, contro J. M. Cerundolo, e regala ai suoi fans quel sorriso che sa di rinnovata promessa da mantenere.
Prima di lui Flavio Cobolli aveva lasciato presagire, contro Svajda, i memorabilia apprestati dai “nostri” in una giornata forgiata col fuoco della Storia.
Infine, altro Matteo, Arnaldi, il più Aramis dei tre di Dumas, che volle farsi re, arrivandoci, contro un Tiafoe niente male, cui va concesso l’onore delle armi dopo la battaglia senza esclusione di colpi durata 5 ore e 26 minuti.
Non sappiamo se e quando quest’ascensione impetuosa dei nostri al trono di Parigi finirà, se le previsioni saranno fosche o luminose. Contiamo però su quel particolare genio italico, che è della mente e del cuore, che ci consente sin d’ora di avere chiara un’idea di bellezza dello sport, del tennis, delle cose in genere: di quella bellezza, cioè, che spogliando d’ogni dubbio le coscienze, si veste di passione per giungere al risultato sospinta dal vento della speranza.
Mi scuserà ancora il sig. Dumas se dico che i miei tre moschettieri son più belli e sfrontati dei suoi, poiché questi con la racchetta hanno già vinto Richelieu e si son fatti Re nel giorno della Repubblica…















