È terminata a Bisceglie la latitanza di Vito Di Cataldo, 42enne bitontino già noto alle forze dell’ordine e coinvolto nella maxi inchiesta antimafia “Pandora”. L’uomo è stato arrestato insieme al 38enne biscegliese Paolo De Gennaro al termine di un blitz dei carabinieri scattato nelle prime ore di venerdì in un villino isolato nella zona di Sant’Andrea, a poco più di un chilometro dal centro abitato.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e condotta nel massimo riserbo, ha impegnato una ventina di militari dell’Arma, con il supporto delle unità cinofile. I due uomini sono stati sorpresi all’interno dell’abitazione, che secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni sarebbe stata utilizzata come rifugio.
Il 42enne bitontino avrebbe avuto la disponibilità del villino da tempo. La struttura sarebbe di proprietà di un anziano biscegliese che, stando agli elementi raccolti, sarebbe stato all’oscuro dell’identità degli occupanti e del loro profilo giudiziario.
Di Cataldo era già finito in manette il 18 giugno 2018 nell’ambito dell’operazione “Pandora”, la maxi inchiesta che portò all’esecuzione di 104 misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti ai clan Capriati e Mercante-Diomede, attivi tra Bari, Bitonto e altri comuni della provincia. Nel procedimento gli furono contestati, insieme ad altri imputati, reati legati all’associazione mafiosa e alle attività criminali dei gruppi coinvolti. La sua condanna a 9 anni e 2 mesi è poi diventata definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione del 2023.
Con lui i carabinieri hanno arrestato un 38enne originario di Bisceglie, già raggiunto nel luglio 2019 da una misura cautelare nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Girolamo Valente.
Nel corso della perquisizione del villino i carabinieri avrebbero rinvenuto sostanza stupefacente e armi. Sequestrate anche due automobili e una moto. L’intero immobile e l’area circostante sono stati sottoposti a sequestro.
Le indagini proseguono ora per chiarire chi abbia favorito la latitanza dei due uomini, ricostruire l’eventuale rete di fiancheggiatori e definire la natura dei rapporti tra il bitontino e il biscegliese, trovati insieme nello stesso rifugio.
“Questa operazione è, prima di tutto, un risultato dell’Arma sul terreno. Un’attività di ricerca pura, condotta con pazienza, disciplina e continuità dai Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, che per mesi hanno seguito tracce, verificato movimenti, stretto progressivamente il cerchio attorno a due latitanti affiliati al clan Capriati e destinatari di condanne definitive di particolare rilievo.
Determinante è stato il contributo dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Puglia”, uomini addestrati a cercare dove altri difficilmente arrivano, capaci di muoversi nel territorio con silenzio, resistenza e straordinaria capacità operativa. La loro presenza, integrata con quella del nostro Nucleo Investigativo, ha rappresentato un moltiplicatore di efficacia.
La cattura di Paolo De Gennaro e Vito Di Cataldo dimostra una cosa semplice: la latitanza non è libertà, è soltanto tempo sottratto alla giustizia. E quel tempo, per noi, diventa tempo di ricerca. De Gennaro deve espiare trent’anni di reclusione per l’omicidio di Girolamo Valente, aggravato dal metodo mafioso; Di Cataldo, condannato definitivamente anche per associazione mafiosa nell’ambito del processo “Pandora”, deve espiare complessivamente oltre diciotto anni di reclusione.
Sono particolarmente orgoglioso dei miei Carabinieri. Hanno lavorato senza clamore, con quella disciplina che trasforma la volontà in risultato. Un militare sa che il compito non termina quando il bersaglio scompare: termina quando viene raggiunto. È questo il senso più autentico del nostro servizio: esserci, resistere, cercare e, alla fine, riportare davanti allo Stato chi ha scelto di sottrarsi alla sua legge“, ha dichiarato oltremodo soddisfatto il Colonnello Massimiliano Galasso, Comandante provinciale dei Carabinieri BAT.
















