Come ogni anno, anche oggi Bitonto ha ricordato Michele Tatulli, il giovane agente di Polizia di Stato caduto l’8 gennaio 1980 durante l’agguato di via Schievano a Milano, rivendicato dalle Brigate Rosse. La cerimonia si è svolta nell’atrio di Palazzo di Città, davanti alla targa che ne custodisce il nome e la memoria.
Alla commemorazione hanno partecipato il sindaco Francesco Paolo Ricci, il dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza Ignazio Cozzoli e il parroco della Polizia di Stato, che ha guidato un momento di raccoglimento e preghiera, oltre ai parenti di Tatulli.
Nel suo breve intervento, il sindaco ha ribadito un concetto che torna puntuale, ma che fatica a tradursi in pratica: «La memoria non può limitarsi a una targa o a una cerimonia – ha sottolineato Ricci –. Michele Tatulli va raccontato ai ragazzi, portato nelle scuole, perché la sua storia parli alle nuove generazioni di responsabilità, servizio e Stato».
Parole misurate, istituzionali, ma sufficienti a ricordare che il tempo che passa non alleggerisce il dovere di trasformare il ricordo in educazione civile. Tatulli, come spesso ha ricordato lo stesso Ricci in passato, era un cittadino prima ancora che un agente, e il suo sacrificio riguarda l’intera comunità.
La cerimonia si è svolta in forma raccolta e sobria, nel solco di una tradizione che Bitonto rinnova ogni anno. Con una nota a margine che non può passare inosservata: l’appuntamento, pur pubblico e istituzionale, si è svolto senza che nessuno si sia premurato di informare la stampa.

















