Cultura e signorilità, arguzia e rettitudine, sapienza e raffinatezza: tutte queste virtù albergavano nell’anima del professor Michele Marannino, che si è spento ieri dopo aver lottato contro un brutto, famelico male. In tanti, ieri, con ammirazione e deferenza l’hanno voluto ricordare, donandoci un ritratto fedele della personalità di grande levatura del prof.
A cominciare dal sindaco Francesco Paolo Ricci: “Uomo di uno spessore morale non comune. Lo ricordo come marito e padre esemplare. Lo ricordo per la sua capacità di fermarsi a parlare, con me come con tanti altri, dispensando con gentilezza e con il suo sorriso, consigli preziosi, frutto della sua profonda esperienza e della sua condotta di vita.
Lo ricordo come professore e formatore, educatore di una generazione oggi adulta che ha saputo fare tesoro dei suoi insegnamenti.
Lo ricordo come amante dello sport e appassionato praticante del tennis.
E lo ricordo per il suo impegno civico, per il ruolo svolto con serietà e dedizione come amministratore della nostra città.
Un uomo giusto che lascia una testimonianza di vita esempio per tutti.
A lui la mia personale gratitudine e quella di tutta la comunità bitontina“.
L’ex allievo e già assessore comunale Michele Daucelli: “Artefice dell’apertura dell’istituto tecnico commerciale “Vitale Giordano”, dove ha insegnato Diritto ed Economia politica. Molte sono le generazioni che sono passate dai suoi insegnamenti, io stesso sono stato suo alunno tra il 1977 e 1978, al Salvemini di Molfetta.
Credo che la città debba essere riconoscente alla figura del Prof. Marannino per quanto profuso, sia come docente che per la partecipazione alla vita culturale e politica, dove ha anche ricoperto il ruolo di vice Sindaco”
La professoressa Lucia Achille, collega sincera e amica di lungo corso: “Con te si spegne una pietra miliare dell’ITES “Vitale Giordano” di cui sei stato uno dei fondatori, scuola che ha forgiato tantissimi ragazzi della nostra Bitonto.
Hai combattuto come un leone in questi ultimi anni contro quel mostro che ti privava piano piano di tutti i ricordi, ma nessuno potrà spegnere tutto quello che hai insegnato e trasmesso a generazioni intere.
Ho avuto il privilegio di essere dapprima tua alunna (quando insegnavi francese al liceo classico) e poi tua collega per anni e anni.
Preciso, rigoroso, intransigente con te stesso e con gli altri: impossibile dimenticarti.
Ora assieme a Nicola, a Paolo fonda anche tra le nuvole una scuola e trasmetti il tuo sapere a chi non conosce i fondamenti del diritto e dell’economia politica.
Noi qui ci sentiamo più poveri senza di te e ti ricorderemo in bicicletta mentre solcavi le vie della nostra città, giovane e atletico, gentile con tutti“.
La dottoressa Clara Urbano, che con Marannino ha condiviso tante battaglie politiche: “Ricordo i tempi tumultuosi vissuti assieme e quanto tu fossi amato e stimato da tanti al punto che per poterti candidare nel collegio furono organizzati autobus di compagni che si recarono in federazione provinciale per reclamare la tua candidatura.
Eri troppo per quei tempi: troppo colto, troppo onesto troppo giusto. Lo sa chi ti ha apprezzato come vicesindaco e ti ha stimato ed ammirato. Non hai mai cessato di lottare per la nostra Bitonto, per vederla sempre protagonista, migliorata nel suo vivere quotidiano, fortemente agganciata alla legalità democratica. Ti sei battuto per questo, sempre con ardore ed afficacia. Non abbiamo più avuto modo negli anni di ritrovarci e di collaborare. So oggi che eri schierato contro la riforma Del Rio e che ti sei battuto affinché Bitonto uscisse dalla città metropolitana di Bari. Anch’io penso questo, pur avendo dovuto attuarla. Non è una battaglia di retroguardia come qualcuno potrebbe pensare. È una battaglia giusta e spero che qualcuno raccolga il tuo testimone.
Meriti di essere ricordato per la tua grande cultura, la rettitudine, la schiena dritta, la finezza, l’arguzia e la coerenza del tuo pensiero, la passione civile del tuo agire politico ed umano, le tue qualità di docente di Diritto ed Economia e di educatore attento ai bisogni delle nuove generazioni.Mi auguro che ciò ti venga riconosciuto dedicando alla tua memoria un luogo pubblico della città, per esempio una scuola, oppure un giardino, oppure una sede comunale di aggregazione“.
















