Ci sarebbe stata anche una cellula bitontina nella presunta organizzazione dedita al furto, allo smontaggio e alla successiva vendita dei pezzi di automobili rubate nel Barese. Quattro cittadini di Bitonto figurano tra gli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Foggia e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.
Tre bitontini, Leonardo Fortunato, Donato Montrone e Leonardo Montrone, sono stati posti agli arresti domiciliari. Per Enzo Michele Fortunato è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il blitz è scattato ieri e ha portato complessivamente all’esecuzione di tredici ordinanze cautelari firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia, Odette Eronia. Dieci indagati sono finiti ai domiciliari, due sono stati sottoposti all’obbligo di firma e per un altro è stato disposto il divieto di dimora a Cerignola. Le persone complessivamente coinvolte nell’inchiesta sono quattordici.
Secondo l’impostazione accusatoria, ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento, il gruppo avrebbe messo in piedi una filiera articolata: le auto venivano rubate prevalentemente nel territorio barese, trasferite in aree rurali isolate e rapidamente smontate. I singoli componenti sarebbero stati poi immessi nel mercato clandestino dei ricambi attraverso autodemolitori ritenuti compiacenti.
I proventi dell’attività illecita, sempre secondo gli investigatori, sarebbero stati successivamente reinvestiti nell’acquisto di altre vetture, formalmente destinate al noleggio.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Sabrina Cicala, riguarda fatti risalenti al periodo compreso tra il 2023 e il 2024. Le contestazioni sono complessivamente 31 e comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere, dieci furti di automobili, diciannove episodi di riciclaggio e un’ipotesi di falso relativa all’intestazione di due auto e tre furgoni.
Tra i veicoli sottratti figurano Mercedes, Bmw, Ford Fiesta, Alfa Romeo, Opel Corsa, Renault Captur, Toyota Yaris e Dacia Sandero.
L’organizzazione sarebbe stata strutturata in due gruppi operativi con compiti differenti. La cellula di Bitonto, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe occupata dei furti e del primo smontaggio delle vetture. Per mettere a segno i colpi sarebbero stati utilizzati mezzi di grossa cilindrata predisposti per la cosiddetta tecnica della “spintarella”, che consente di spostare rapidamente l’auto presa di mira e allontanarla dal luogo del furto.
Il secondo gruppo, attivo tra Cerignola e Orta Nova, avrebbe invece gestito il trasporto dei componenti, il loro deposito e la successiva consegna agli autodemolitori.
Al vertice del presunto sodalizio gli inquirenti collocano Salvatore Grieco, 29enne di Cerignola. Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a impartire le direttive, individuare le vetture da rubare, mantenere i rapporti con gli acquirenti e stabilire pagamenti e ripartizione dei profitti.
Oltre ai tre bitontini, sono finiti agli arresti domiciliari i cerignolani Salvatore Grieco, Nicola Matera, Savino Ismaele Abate, Luca Piacentino e Francesco Leonardo Dimmito, insieme agli ortesi Luigi Brattoli e Samuele Pio Mastrullo.
L’obbligo di firma è stato disposto anche per Antonio Iacovone, di Cerignola, mentre Emanuele Angiolillo, 46 anni, è stato sottoposto al divieto di dimora nella città ofantina.
Tutti gli indagati, ad eccezione di Dimmito e Iacovone, rispondono anche dell’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al furto, allo smontaggio e al riciclaggio di parti di veicoli rubati.
Nel corso degli interrogatori preventivi, alcuni indagati avrebbero respinto le accuse, altri si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere e altri ancora avrebbero reso dichiarazioni parzialmente ammissive. Grieco avrebbe riconosciuto soltanto alcuni fatti, negando però l’esistenza di un’associazione per delinquere.
















