Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a otto anni di reclusione, ma il giudice lo ha assolto dall’accusa di triplice tentato omicidio nei confronti di tre agenti della Squadra mobile di Bari. Davide Cantatore, 32enne di Bitonto, è stato invece condannato a due anni e due mesi per resistenza a pubblico ufficiale. La sentenza è stata pronunciata oggi, al termine del processo con rito abbreviato, dal giudice del Tribunale di Bari Montemurro. Cantatore, difeso dagli avvocati Damiano Somma e Nicola Quaranta, passa dalla custodia cautelare in carcere agli arresti domiciliari. I fatti risalgono alla sera del 28 aprile 2025, durante un servizio della Squadra mobile nell’ambito di un’indagine su furti di auto di grossa cilindrata e sulla successiva “cannibalizzazione” dei veicoli per rivenderne i componenti. Gli investigatori stavano seguendo una Volkswagen Golf bianca ritenuta utilizzata per questi reati e avevano predisposto un controllo nei pressi di un’autorimessa nella zona dell’Annunziata, lungo la strada tra Bitonto e l’aeroporto di Bari-Palese. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza cautelare, Cantatore era alla guida della Golf quando gli agenti tentarono di impedirne l’uscita dal garage. L’auto avrebbe prima effettuato una retromarcia in direzione di un poliziotto e poi accelerato verso altri due operatori, che riuscirono a evitare l’impatto spostandosi rapidamente. Durante la fuga la vettura urtò alcuni grossi vasi, un’auto di servizio e sfondò una delle ante del cancello dell’autorimessa. Su questi elementi, anche alla luce delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, nel gennaio scorso la gip Rossana de Cristofaro aveva ritenuto configurabile, in fase cautelare, l’ipotesi di tentato omicidio e disposto per Cantatore la custodia in carcere. Il giudizio abbreviato di oggi ha invece escluso la responsabilità dell’imputato per questa contestazione, riconoscendolo responsabile soltanto della resistenza a pubblico ufficiale. Nell’inchiesta erano stati inizialmente coinvolti anche Alessandro Caputo, che secondo gli atti si trovava sul sedile del passeggero, e Luigi De Pascali, titolare dell’autorimessa. Per Caputo la gip aveva già respinto la richiesta di misura cautelare, ritenendo che non fossero emersi elementi sufficienti per attribuirgli un contributo alla condotta contestata al conducente. De Pascali era invece indagato per favoreggiamento, senza richiesta di misura cautelare. Le posizioni di entrambi sono state successivamente archiviate.

















