DI SILVANA ROSSIELLO
Ci sono dolori che non si spiegano. Ci sono silenzi che pesano più di qualsiasi parola. E poi ci sono domande, quelle che una madre, un padre e due sorelle si portano dentro ogni mattina quando si svegliano e fanno fatica a ricordare che il mondo è andato avanti.
Gianvito Pascullo aveva 17 anni. Una moto, una Pasquetta, una caduta. Una frattura esposta alla tibia, dolorosa, ma non mortale. Almeno, così sarebbe dovuto essere. Era il 13 aprile quando Gianvito, originario di Palo del Colle, venne sottoposto al secondo intervento chirurgico presso l’Ospedale San Paolo di Bari.
La prima era stata un’operazione d’urgenza, eseguita subito dopo l’incidente. Questo secondo intervento serviva a sistemare definitivamente la frattura e, stando a quanto emerso, si era concluso senza complicazioni.
Nel pomeriggio Gianvito aveva parlato con la sua famiglia, li aveva rassicurati. La voce era quella di sempre, di un ragazzo che ha fretta di tornare a casa, di riprendere la sua vita.
Poi, quella notte, intorno alle 23, a causa dei dolori aveva chiamato gli operatori sanitari. Gli era stato somministrato un antidolorifico, ma le sue condizioni, invece di migliorare, sono cominciate a precipitare.
Nella notte tra il 13 e il 14 aprile, Gianvito Pascullo è morto. Sua madre ha trovato il coraggio di parlare pubblicamente al programma Rai La Vita in Diretta, raccontando quegli ultimi, strazianti istanti: “Gianvito ed un’infermiera erano in una stanza e quest’ultima somministrava terapie quando Gianvito ha gridato ‘brucia, brucia’ e in quel momento è morto, dopo aver digrignato i denti”.
Parole che restano impresse e che non lasciano pace. Dopo il decesso, la famiglia ha presentato una denuncia in Questura e la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta. Gli inquirenti starebbero lavorando sull’ipotesi che a causare la morte possa essere stato un farmaco somministrato per errore, un errore che avrebbe trasformato una notte di convalescenza in un addio.
Sono passati due mesi. Le indagini sono in corso. La famiglia aspetta. E intanto Nicole, la sorella di Gianvito, ha trovato le parole che forse nessuno avrebbe voluto dover pronunciare: “Per noi resterà sempre una domanda senza risposta. Perché certe assenze non si accettano. Si imparano soltanto a portare dentro, ogni giorno, con un dolore che non passa mai”.
È una frase che descrive il vuoto lasciato da chi se ne va troppo presto, nel modo sbagliato, per ragioni che ancora non hanno un nome definitivo. Un ragazzo entrato in ospedale con una gamba rotta. Una famiglia che lo aspettava a casa.
Gianvito Pascullo aveva 17 anni. Merita che si sappia la verità.
















