Le associazioni Anpi, Vogliamo Bitonto pulita, Murgiae e Fare Verde esprimono profonda preoccupazione e forte contrarietà rispetto al piano di abbattimenti di alberi storici e, in particolare modo, dei pini presenti lungo via Traiana, nei pressi del Cimitero di Bitonto.
Specie in quest’ultimo caso si tratta di alberature centenarie che costituiscono un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico di valore non riproducibile, inserito in uno dei contesti identitari più rilevanti della città di Bitonto.
Via Traiana rappresenta, infatti, un asse di straordinario interesse storico-archeologico e paesaggistico, soggetto alle tutele previste dal D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) e dagli strumenti di pianificazione paesaggistica della Regione Puglia, inclusi gli indirizzi del PPTR regionale.
Per tale motivo, il piano di abbattimento non può essere considerato un ordinario intervento manutentivo, ma configura un’azione irreversibile che richiede il rigoroso rispetto delle procedure autorizzative, delle verifiche ambientali e dei principi di precauzione previsti dalla normativa vigente.
Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che alcune previsioni normative ( la Direttiva 2009/147/CE (“Direttiva Uccelli”); la Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica; i principi europei e nazionali di tutela della biodiversità e degli habitat naturali) vietano il danneggiamento dei siti di nidificazione, la distruzione dei nidi e il disturbo delle specie protette durante il periodo riproduttivo che coincide proprio con l’attuale periodo primaverile/ estivo.
Le sottoscritte associazioni, ovviamente non ignorano, per senso di responsabilità, che i recenti gravi fatti debbano invitare le amministrazioni ad una riflessione sulla sicurezza delle persone e dei beni collegata alla gestione e manutenzione del verde pubblico che non può essere affrontata in maniera emergenziale ma mettendo in campo azioni precise e metodiche quali: monitoraggi periodici; manutenzione ordinaria costante; verifiche fitosanitarie strumentali; corretta gestione agronomica; programmazione urbana sostenibile secondo i Criteri Ambientali Minimi (CAM).
E’ pur vero che negli ultimi decenni, l’eccessiva cementificazione e la progressiva riduzione delle superfici permeabili hanno spesso compromesso la stabilità fisiologica delle alberature urbane, alterando l’equilibrio tra apparato radicale, suolo e disponibilità idrica.
Spesso non sono gli alberi che provocano danni, ma chi in maniera inopportuna permette la cementificazione o la messa a dimora in luoghi o con specie non idonee.
Come associazioni amanti della Natura e del proprio Territorio ci auguriamo che, prima di procedere all’abbattimento si sia provveduto ad effettuare le opportune valutazioni tecniche e, soprattutto se fosse stato possibile evitare l’abbattimento con opere di consolidamento o messa in sicurezza.
Nell’ottica di una sana collaborazione e di partecipazione chiediamo che siano rese pubbliche o portate a nostra conoscenza, quali soggetti portatori di interessi riconosciuti, le eventuali perizie agronomiche e strumentali che attestino condizioni di pericolo imminente non risolvibili mediante interventi conservativi; il nulla-osta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente; le autorizzazioni paesaggistiche eventualmente rilasciate; le verifiche faunistiche e ornitologiche effettuate circa la presenza di nidi attivi o specie protette; il piano comunale di monitoraggio e manutenzione del verde urbano.
In mancanza, seguiremo l’iter legale di accesso agli atti della documentazione, sperando che nel frattempo, si sospendano altri interventi irreversibili.
Gli alberi storici non sono arredo urbano sacrificabile: sono infrastrutture ecologiche, memoria collettiva e patrimonio culturale vivente della città.
















