Di Luca Muschitiello e Alessandro Saracino
C’è uno strumento amministrativo che da anni, ormai in tutta Italia, sta trasformando rotatorie spoglie o incolte in piccoli biglietti da visita per il territorio: il contratto di sponsorizzazione tecnica del verde, meglio noto come “Adotta una rotatoria”. Una formula ormai consolidata, adottata da Province e Comuni di varia estensione, che sta diventando una prassi sempre più diffusa per chi vuole riqualificare aree urbane senza pesare sul bilancio pubblico.
Il meccanismo è semplice e, soprattutto, a costo zero per le casse pubbliche: aziende, associazioni (trattasi in tal caso di Patti di Collaborazione con il Terzo Settore), privati si fanno carico dell’allestimento e della manutenzione ordinaria di una rotatoria – piantumazioni adeguate per il territorio, sfalci, irrigazione, cura del verde – a proprie spese, in cambio della possibilità di esporre un cartello con il proprio nome o logo, esente dall’imposta comunale sulla pubblicità. Nessun esborso per l’amministrazione, nessuna gara d’appalto complessa, nessuna attesa per i tempi spesso lunghi dei lavori pubblici: solo un avviso pubblico, un regolamento e la disponibilità del tessuto imprenditoriale locale a investire sul decoro della propria città, fornendo un progetto adeguato per la riqualificazione di questi spazi.
A Bitonto il tema non è nuovo. Già nel 2018 una proposta simile fu avanzata da alcuni consiglieri comunali, senza però trovare seguito concreto. Da giorni sui social circolano render prodotti da cittadini con AI, che forniscono una versione riqualificata di una rotatoria d’ingresso alla zona artigianale: un’iniziativa che ha raccolto consensi e commenti di apprezzamento, segno che la città sarebbe pronta ad accogliere un progetto di questo tipo.
Proprio le rotatorie di accesso alle zone artigianali e ai principali assi viari sono spesso le più trascurate, complice la carenza di risorse per la manutenzione ordinaria del verde pubblico. “Adotta una rotatoria” non risolverebbe certo i problemi strutturali più complessi – si pensi alla decementificazione di alcune aree o al potenziamento dei sottoservizi idrici, necessari per piantumazioni più ambiziose, che richiedono tempo e cura per produrre impatti significativi – ma offrirebbe una soluzione immediata, snella e sostenibile per intraprendere una graduale riqualificazione dell’intera zona artigianale in chiave “green”, in attesa di ulteriori interventi più onerosi e complessi. Una buona pratica già rodata altrove, che varrebbe la pena valutare seriamente anche a Bitonto.
















