Settembre 2024. Forse a causa del nuovo cimento scolastico che mi attende, faccio un sogno singolare. Io, giovane, vengo assoldato da una squadra di calcio della mia città – dai colori della maglia, giallo e nero, pare fosse il glorioso Torrione, ma non ci giurerei -, il mister mi affida alle cure del preparatore dei portieri. Lo scruto da lontano: la sagoma imponente, i capelli brizzolati, i gesti studiati, mi ricordano qualcuno. Mi sistemo tra i pali, finalmente scopro il suo volto: occhiali lievi e chiari che non nascondono affatto uno sguardo acuto come pochi, due baffetti simpatici, la voce pacata e ammonitrice al contempo. Non ho dubbi: è lui, è “il Preside” per antonomasia, Michele Giorgio. Gli allenamenti volano senza fatica, in perfetta sintonia. Ogni suggerimento tecnico è un consiglio per la vita. Al suono proditorio della sveglia, le palpebre si schiudono e subito racconto l’onirica avventura al protagonista. “Mi prenderà per matto”, mi dico. E invece: “Ho seguito con attenzione e interesse il racconto del tuo sogno ed anche io ho avvertito grande suggestione per alcuni particolari che richiamano momenti inebrianti della mia vita. Da giovane, ed anche da adulto, ho praticato il calcio ricoprendo il ruolo di portiere della squadra parrocchiale e soprattutto della squadra del Liceo Classico “Sylos”. Poi, da preside ho fatto parte di una squadra di professori ed ho giocato contro una squadra di studenti. Ho una foto in divisa con Nicola Ventola venuto allo Scientifico per disputare una partita. Come vedi, il tuo sogno è stato pienamente in tema. Quel ruolo sportivo si è poi coniugato con il ruolo di letterato, che mi ha promosso punto di riferimento per quanti mi leggono. Non so se degnamente o indegnamente. Sarò allenatori di giovani studiosi come per il tuo sogno sono stato allenatore di giovani portieri? Mi auguro. Grazie, comunque, per aver condiviso con me il tuo sogno. Un abbraccio”, emozionato, lessi tutto d’un fiato. Che meraviglia! Il preside per eccellenza Michele Giorgio era stato goalkeeper, oltreché eccelso professore di storia e filosofia, lungimirante, profondo e pur severo dirigente scolastico, insigne e sempre aggiornato pedagogista, alla sequela dei grandi maestri anche suoi concittadini come Giovanni Modugno e Giuseppe Caiati. Ha collaborato, infaticabile e prezioso, con svariate riviste, in modo particolare col “da Bitonto”, ha scritto stupendi libri di poesia – la luminosa lirica ispirazione mai disgiunta da una guardinga tecnica sopraffina -, romanzi di ogni genere, specie storico, che più di tutti lo entusiasmava, ha dipinto quadri sospesi in un incanto bambino, che ritraevano con dolce nostalgia le bellezze bitontine o la vita dei campi. Dialogare con lui di umanità, educazione ed esistenza ammutoliva d’incanto persino le lancette del tempo. “Il Preside” Michele Giorgio è stato un protagonista indiscusso della vita culturale, politica e sociale del Novecento e, proprio in virtù di quelle doti supreme, s’era immerso serenamente negli anni Duemila, restando ognora un faro lucente. Anche e soprattutto per questo, noi che restiamo qui ci sentiamo irrimediabilmente sempre più soli. Ma tanto, tanto soli…

















