Il culto dell’Addolorata è sempre molto sentito a Mariotto, persino in un momento storico in cui i morsi della secolarizzazione lasciano segni sempre più evidenti sul corpo sociale.
È una devozione che riposa sul Vangelo, nel noto passo giovanneo in cui Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!».
È la potente immagine di Maria ai piedi della Croce, che alimenta ancora oggi il culto di Maria SS. Addolorata, che a Mariotto dura da più di un secolo e mezzo.
In “Mater Dolorosa. Mariotto, storia di una chiesa e di una comunità” (2006), lo storico Damiano Pasculli riferisce di un’autorizzazione alle celebrazioni rilasciata in data 28 Ottobre 1873 «che si conclude con l’espressione che la processione si ritiri prima di 24 ore: si ritiene che le 24 ore corrispondessero all’Ave Maria, cioè al tramonto, usanza che regolava la vita serale dei tempi andati. Le anzidette notizie confermano, quindi, che in Mariotto l’unica festa annuale era dedicata all’Addolorata che, indubbiamente, la popolazione aveva già elevata a propria santa Patrona».
Ad affermare i dolori di Maria che si rinvengono, come detto, sin nei passi evangelici, col racconto della Sua presenza sul Calvario, fu Sant’Idelfonso. Il culto è cresciuto a partire dalla fine dell’XI secolo, ancor prima dell’istituzione della celebrazione liturgica. In origine, era la meditazione dei “Sette Dolori di Maria”, ripercorsi, a tappe, dai fedeli, in processioni devozionali e penitenziali molto suggestive, svolte presso i santuari mariani, per lo più nei Paesi mediterranei.
Le prime celebrazioni della “Compassione di Maria ai piedi della Croce” risalgono invece al XV secolo. Anche la letteratura testimonia la sua profonda devozione con lo Stabat Mater, attribuito a Jacopone da Todi. Nel corso dei secoli successivi, Papa Innocenzo XII (siamo sul finire del Seicento) istituì la celebrazione dei “Sette Dolori della Beata Vergine”. La festa liturgica della terza Domenica di Settembre è stata quindi estesa, nel 1814, a tutta la Chiesa da Papa Pio VII che introdusse tale data nel calendario liturgico romano, e fissata, infine, agli inizi del Novecento da Papa Pio X al 15 Settembre, dopo l’Esaltazione della Croce, quale giorno di celebrazione della “Beata Vergine Maria Addolorata”.
Mariotto rivive in queste giornate il momento più alto di tali celebrazioni. E per quanto le difficoltà oggettive legate all’organizzazione di questi eventi siano sempre maggiori, i fedeli continuano a testimoniare l’antica, profonda devozione per la Vergine Addolorata.
Permane un barlume di sacralità, un alone di tenue spiritualità che ancora oggi ammanta di sé quella profondità sconosciuta, che è anche “altezza”. Ed è a quell’altezza che in questi giorni a Mariotto si volgerà lo sguardo per incrociare il volto di Maria Addolorata, pensando a Lei come a “La Femme Pauvre” di Léon Bloy, per cui verrebbe spontaneo dire, col perigordino: “non c’è che una tristezza al mondo: quella di non essere santi”.
(nella foto, il programma completo, civile e liturgico, della Festa)
















