«Se quello disteso a terra, solo, coperto da un semplice telo celeste da cui fuoriescono appena le mani, scalzo e privo di vita, dopo essere stato sobbalzato per quindici metri, con il cranio dilaniato, fratture multiple su tutto il corpo, i lembi di pelle sparsi sull’asfalto e i filamenti del jeans ancora appesi alla vettura che lo ha investito, e con un assassino ancora privo di nome, fosse stato vostro figlio, come vi sentireste?»
Sono parole che non lasciano spazio a molteplici interpretazioni ma che si portano dietro un carico di rabbia, dolore e frustrazione, quelle della famiglia di Cosimo Magro, il ragazzo bitontino deceduto lo scorso primo novembre a Palese, dopo essere stato investito mentre prestava soccorso ad un altro automobilista.
«Eccesso di velocità, uno stato alcolemico di seconda fascia ed omissione di soccorso. Sono questi i tre capi d’accusa stabiliti dalle autorità di competenza a seguito dei rilievi effettuati durante la fase di indagine eppure, ad oggi, a cento giorni di distanza dall’omicidio, il suo assassino non ha ancora un nome, un’identità e vive ancora la sua vita da persona libera» commentano increduli e ancora sotto choc per l’accaduto i familiari.
«Quello che ci distrugge l’anima in mille pezzi, è dover accettare il fatto che Cosimo, un ragazzo splendido che ha dedicato la sua vita all’amore verso il prossimo e verso gli animali, con un animo buono tenuto al sicuro sotto i muscoli ed i tatuaggi, se ne sia andato così, completamente solo, senza nessuno che gli tenesse disperatamente la mano e che in un qualsiasi seppur disperato modo, lo facesse sentire meno solo, mentre salutava per sempre questo mondo, perché quando siamo stati allertati noi e siamo giunti sul posto, Cosimo era ormai solamente un corpo freddo che giaceva sull’asfalto sul far del mattino, l’ennesimo nome che si aggiungeva alla lista delle vittime delle strade pugliesi, utile solo a fare statistica e nulla più. Non siamo riusciti a dirgli ciao nemmeno per l’ultima volta o urlargli di non lasciarci in quel modo».
Familiari, che infine rivolgono il proprio appello alle istituzioni «tutto quello che noi chiediamo, è che l’assassino di Cosimo non resti impunito ma che venga assicurato alla giustizia. Nessun essere umano merita di essere interrotta volontariamente o non volontariamente la propria vita, ma quando ciò accade, è giusto che si faccia i conti con le proprie coscienze e che si paghino le proprie colpe. Vorremmo poterlo andare a piangere sulla sua lapide e dirgli che finalmente adesso può riposare in pace. Ogni giorno che passa e che ciò non accade, è un giorno in più in cui ce lo uccidono un’altra volta ancora».

















