Con il corteo che, da Palazzo Gentile porta al cippo commemorativo dedicato alla Resistenza, anche quest’anno Bitonto ha celebrato l’anniversario della Liberazione dall’oppressione fascista e nazista.
Un corteo che si inserisce nella rassegna di iniziative organizzate dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e dal Comune di Bitonto in programma fino a giugno, per celebrare non solamente il 25 aprile, ma anche l’ottantesimo anniversario della nascita della repubblica e del primo voto alle donne.
Il corteo, come da tradizione, è partito dalla sede del municipio di Bitonto, per concludersi con la posa di una corona floreale dinnanzi a quel cippo eretto nel 1965 che riporta una frase della partigiana fiorentina Imma Marchiani, nome di battaglia Anty.
«Il 25 aprile è una data che non appartiene solo alla memoria, ma al nostro presente e al nostro futuro – sottolinea il sindaco Francesco Paolo Ricci – Ricordiamo il coraggio di donne e uomini che, con sacrificio e determinazione, hanno restituito al nostro Paese la libertà, la dignità e la democrazia. Come comunità, abbiamo il dovere di custodire quei valori ogni giorno: nella partecipazione, nel rispetto reciproco, nella difesa dei diritti e nella responsabilità verso il bene comune. La libertà non è mai scontata. È una conquista che va rinnovata con gesti concreti, con l’impegno civile e con la consapevolezza della nostra storia. Viva il 25 aprile, viva la nostra Repubblica».
Per Antonella De Napoli, presidente dell’Anpi, il 25 aprile non è una celebrazione neutra, ma una linea di confine: «Il 25 aprile è la festa della Liberazione dell’Italia dal fascismo. Da una parte c’è chi ha lottato per la libertà. Dall’altra chi quella libertà l’ha negata, calpestata, distrutta. Noi stiamo da una parte sola. E lo diciamo senza ambiguità: dalla parte della Resistenza. Ottant’anni fa donne e uomini scelsero di ribellarsi. Non aspettarono tempi migliori, non cercarono compromessi con l’ingiustizia. Presero posizione. E pagarono un prezzo altissimo».
Da parte di De Napoli, una menzione particolare alle donne, a cui sono dedicate alcune delle iniziative in programma, a partire dall’esposizione dei pannelli esposti su corso Vittorio Emanuele II, che ritraggono donne protagoniste di atti di resistenza in tutto il mondo, nei più diversi contesti: «Non comparse, non “aiuti”: protagoniste. Staffette, partigiane, organizzatrici della lotta clandestina. Donne che hanno combattuto il fascismo e insieme un sistema che le voleva invisibili. È da quella forza che nasce la conquista del voto. Il primo voto delle donne italiane che in questi giorni compie 80 anni. È da quella rottura che nasce la Repubblica. E allora diciamolo chiaramente: la democrazia italiana ha radici ribelli. Ha radici antifasciste. Di uomini antifascisti e donne antifasciste. Ma oggi, qui, non siamo riuniti per addomesticare quella storia. Non siamo qui per trasformarla in rituale. Siamo qui per raccoglierla. E continuare. Perché la Resistenza non è finita. Ha cambiato forma. Oggi la vediamo negli occhi del popolo palestinese e delle sue donne, che resistono sotto le bombe e sotto l’occupazione, continuando a vivere, a curare, a proteggere. La vediamo nelle donne iraniane, che sfidano un potere violento per rivendicare libertà, dignità, autodeterminazione ed oggi anche sotto l’attacco colonialista di un occidente falsamente esportatore di democrazia. La vediamo nelle donne curde, che difendono la loro terra e la loro libertà contro guerre e repressioni. Queste non sono storie lontane. Sono il presente della parola “resistenza”. E allora la domanda è semplice: possiamo dirci eredi della Resistenza se restiamo in silenzio? Possiamo celebrare il 25 aprile e poi voltare lo sguardo? No! Non possiamo».
















